Il fumetto è un prodotto culturale apprezzato nel mercato editoriale italiano e internazionale, nonché una forma di arte che, dopo un lungo periodo di marginalizzazione, sta ottenendo pieno riconoscimento sociale.
Come strumento intermediale, che si sviluppa all’intersezione tra parole e immagini, il fumetto permette di rappresentare diversi livelli esperienziali in modo sintetico, accurato ma anche evocativo. Attraverso il fumetto si può narrare la malattia, il trauma e la morte rappresentandone gli aspetti più viscerali e indicibili, come mostra il filone di studi interdisciplinare della Graphic Medicine. L’intersezione tra il fumetto e l’ambito della salute ha dato vita a una comunità internazionale di artisti, pazienti, medici e scienziati sociali con ramificazioni in Europa e in Italia (si veda qui e qui).
Il fumetto è uno strumento accessibile, perché utilizza una pluralità di forme di comunicazione ed espressive, non limitandosi al linguaggio verbale e alla comunicazione scritta. Grazie al fumetto si può dare voce a soggetti che hanno poche possibilità di esprimere il proprio punto di vista, come persone migranti, persone con disabilità, neurodivergenti o con identità di genere non conformi. Il fumetto sta facendo da cassa di risonanza a comunità socialmente marginalizzate come mezzo per portare avanti le loro istanze e denunciare le forme di discriminazione alle quali sono sottoposte, attraverso la creazione di collettivi o grazie all’attività di singoli attivisti e/o influencer.
Questa valorizzazione sociale e culturale della grammatica e del linguaggio grafico si è riflessa in un utilizzo sempre più diffuso del fumetto come strumento didattico e di ricerca in diverse discipline, comprese le scienze sociali.
Perché e come il fumetto può essere veicolo di apprendimento nonché di analisi di fenomeni sociali? Quali sono gli usi a cui si presta il fumetto e quali i limiti e le potenzialità di questo strumento comunicativo ed espressivo? Alice Scavarda* ci guiderà nell’esplorazione delle caratteristiche e degli usi del fumetto e nella discussione di alcuni esempi che permetteranno di individuare le prospettive future in questo campo in espansione.
* Alice Scavarda è ricercatrice in Sociologia presso l’Università di Torino, dove insegna Metodologia della ricerca sociale e Sociologia della Salute. I suoi interessi di ricerca vertono su Disabilità, Salute Mentale e Metodi Creativi, in particolare visuali (fumetto e fotografia) e performativi (teatro applicato). Attualmente è co-chair di Graphic Medicine Europe e membro fondatore di Graphic Medicine Italia. Ha pubblicato, con Barbara Grüning: Sociologia del fumetto. Concetti, metodi e pratiche di ricerca (Carocci, 2025).