In un’economia capitalistica fortemente “immateriale”, la guerra avrebbe lo stesso effetto di distruzione, fisica e monetaria, di capitale, così come si è verificato nelle due precedenti guerre mondiali? E questo porterebbe a un livellamento o, al contrario, all’accrescimento delle disuguaglianze della società?
Da dopo la Seconda Guerra Mondiale, un argomento a favore della pace è stato questo: con l’attuale sviluppo tecnologico degli armamenti, e in particolare quelli termonucleari, una violenza bellica su vasta scala comporterebbe il rischio di una dissipazione generalizzata della ricchezza. Una guerra mondiale sarebbe un gioco a somma negativa.
È, questo, un argomento sufficiente, affinché una guerra mondiale non accada mai più?
È vero che, in base ai dati sull’andamento delle disuguaglianze nella storia di lungo periodo, si può dimostrare che l’evento delle due guerre mondiali, come le grandi pandemie storiche, è stato un tale “scossone” da portare a un livellamento economico, demografico della società. Ma il problema è, per Giovanni Semi, che «la memoria svanisce nel tempo, e il tema della guerra come momento di risoluzione, e di arricchimento, rimane». La macchina della guerra permane come dinamica capitalistica di spartizione di ricchezza e di potere sull’economia del mondo.
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