In arrivo / Cena Nº110 - Mercoledì 3 Dicembre 2025

Educazione affettiva al maschile

con Silvana Quadrino

Come un nuovo modello di paternità può modificare, in meglio , le relazioni fra uomini e donne.

C’era una volta il patriarcato, che brutta cosa!
C’era una volta, e purtroppo c’è ancora, il femminismo, che brutta cosa!
Era meglio prima, quando le donne stavano al loro posto e zitte.
E no, adesso tocca a noi  dire a voi di stare al vostro posto.

Ma quale è il posto giusto? Chi lo decide? Come si ottiene che l’altro, l’altra, stia al suo posto? Si sta radicalizzando una narrazione basata sulla contrapposizione e sulla rivendicazione, che dà frutti velenosi: maschi, anche giovanissimi, che rivendicano il diritto di “volere” una ragazza e di averla, che aderiscono a gruppi come gli incel, celibi involontari, e condividono progetti di punizione delle donne (definite NP, Non Persone) che li rifiutano. E donne, ragazze, che sconfessano quello che credono sia il femminismo rivendicando il proprio diritto ad essere seduttive, e sfruttare il proprio potere sessuale per  ottenere ciò che desiderano dagli uomini. Se sono bella, sostiene una influencer, che bisogno ho di essere femminista?

In questo panorama, non rassicurante, compaiono però personaggi nuovi e inattesi: sono i “nuovi papà”, maschi/padri che scoprono tutte le sfumature di una relazione con i figli basata sull’accudimento, sulla tenerezza, sul contatto emotivo. I nuovi papà propongono un modello di relazione fra i due adulti della famiglia basato sulla condivisione e sull’accoglienza reciproca, in cui il papà non “aiuta” la mamma, ma “fa” il padre e il compagno di vita; in cui il padre è consapevole di rappresentare, per i suoi figli e per le sue figlie, un modello di relazione fra lui e la madre, fra maschile e femminile, di cui si sente responsabile.

Da che pianeta vengono e, soprattutto, dove stanno andando? La  loro comparsa sta avvenendo senza difficoltà, senza ostacoli, senza opposizioni? Cosa ha reso possibile il cambiamento che rappresentano, e quali altri cambiamenti positivi può portare un nuovo modo di essere padre, oggi?

A partire dalla sua esperienza di terapeuta della coppia e di consulente genitoriale, Silvana Quadrino* cercherà un confronto con giovani e meno giovani, maschi e femmine, sulle loro esperienze di padri, di figli e di figlie, di madri nel rapporto con i padri dei loro figli, sui cambiamenti percepiti e su quelli desiderabili.

* Silvana Quadrino è pedagogista, psicologa, psicoterapeuta della coppia e della famiglia. Oltre a svolgere l’’attività di psicoterapeuta si occupa di educazione e formazione alla comunicazione nei sistemi umani, dalla famiglia alle organizzazioni, in particolare quelle destinate agli interventi sanitari e sociali. Ha scritto testi sulla comunicazione nelle relazioni di cura e sulle relazioni in famiglia (Capire capirsi, Editori Riuniti, 1994). Alle relazioni famigliari e di coppia ha dedicato anche due romanzi (La torta senza candeline, Feltrinelli, 1994 e Più che una figlia, E/O, 1997) e una raccolta di racconti (Sembravano così felici. Amori e disamori nel tempo dell’incertezza, Chiarelettere, 2021) Collabora con la rivista per genitori UPPA, dove cura la rubrica La palestra delle relazioni e per la quale ha pubblicato vari libri, fra cui A cosa serve un papà, dedicato alle nuove forme di paternità di cui si parlerà in questo incontro.

Copertina: Carmine Carlo Maffei, Paternità

1. Paternità emergente: oltre la conflittualità verso la condivisione della cura

Silvana Quadrino – forte di una lunga esperienza clinica – osserva come i giovani padri manifestino oggi una propensione maggiore all’accudimento, fin dalle fasi precoci della vita dei figli. È un mutamento – dipendente certo da più recenti trasformazioni sociali e aspettative culturali – che trova la sua base antropologica a livello di processi neurofisiologici documentati: il contatto dell’accudimento attiva e sviluppa aree cerebrali deputate alla cura, rafforzando così il piacere stesso nell’accudimento.

Questa figura di paternità emergente è anche in grado di modificare la relazione di coppia: «dare ai figli un’immagine di relazione di coppia meno basata sul potere, più basata sulla suddivisione dei compiti». Ma non è priva di conflittualità. Le famiglie d’origine, più tradizionali, finiscono per leggere la cura paterna come perdita di ruolo; le donne stesse faticano talvolta ad accettare modalità diverse di accudimento. Sullo sfondo agisce una narrazione polarizzante: l’uomo “maschilista tossico” da un lato, la donna “femminista che pretende” dall’altro, amplificata anche da una modalità di comunicazione “aggressiva”, socialmente diffusa nel contesto tecnologico dei social media.

Superare tale cornice significa ridefinire il linguaggio della cura: non si “aiuta” l’altro genitore, si condivide una responsabilità della cura come spazio condiviso. Questa condivisione richiede una competenza relazionale spesso dimenticata: la valorizzazione reciproca, cioè la capacità di riconoscere e nominare ciò che piace nel modo di essere e di fare dell’altro nella gestione della vita di coppia. Questa pratica, semplice ma potente, è «alla base di una genitorialità “sana”, che dà un modello di relazione di coppia valido per i bambini».

(1, continua)