Abitare l’infanzia: corporeità, immaginazione ed ecologie del possibile

La riflessione di Tiziana Villani sull’idea di infanzia come spazio teorico e politico da cui ripensare il presente è un debito teorico esplicito nei confronti di Walter Benjamin. L’infanzia non è un’età anagrafica ma uno spazio da abitare, dove corporeità e immaginazione generano una disposizione capace di riaprire il senso del possibile, in contrasto con un presente segnato da omologazione, dominio del mercato e forme pervasive di autocontrollo.

Alla crisi del linguaggio, sempre più ridotto a codice e incapace di esprimere la complessità dell’esperienza, è necessario riaffermare il primato della corporeità, e dei suoi linguaggi preverbali, plurali ed espressivi di un potenziale  relazionale, che nella spazialità trova la sua dimensione primaria di esistenza. Una spazialità che, proprio perché dominata da un processo di urbanizzazione che diviene «condizione dell’esistere», richiede di necessità un’apertura verso l’ecologia politica. Ecologia politica non riducibile alla sola dimensione ambientalista, ma da configurare – in dialogo con Felix Guattari, André Gorz e le tradizioni libertarie spesso marginalizzate (William Morris, Ivan Illich) – come «passaggio più decisamente politico», come progetto complessivo di trasformazione del mondo.

In questa prospettiva si aggiungono i contributi dell’ecofemminismo: dal pensiero del confine, che valorizza il meticciamento linguistico e culturale (Gloria Angelina Zaldúa) all’esperienza delle comunità locali (Vandana Shiva), che si fa discorso di riappropriazione dei luoghi, di conoscenze situate e saperi pratici da mettere in comune.

Al centro resta la necessità di riattivare immaginazione e utopia, sottraendole alla delegittimazione pseudo-razionalista, e di concepire il desiderio (Gilles Deleuze) come forza produttiva, capace di generare possibilità: a partire dal riconoscere che le pratiche politiche di lotta che operano a livello delle relazioni interpersonali, delle dinamiche locali e delle interazioni quotidiane (“micropolitiche del desiderio” di Felix Guattari) sono ambiti fondamentali di azione. E che tuttavia non bastano se non sono connesse a trasformazioni su più ampia scala.

(1, continua)

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