Appendice – Questa non è arte? Cultura pop, intelligenza artificiale e prospettive globali

Chi decide cos’è arte? È oggi il capitalismo il vero curatore globale? L’arte più visibile è quella che soddisfa le logiche del mercato? Un mercato che va dalle piattaforme digitali di massa, per la musica in streaming, alle gallerie d’élite, piattaforme per l’arte contemporanea.

Quali criterio estetico applicare alla produzione culturale globale? L’utilizzo di un approccio univoco, secondo una prospettiva occidentale, non può che consegnarsi all’incomprensione della varietà e complessità della produzione culturale presente oggi nel mondo. Insomma, è difficile decidere cos’è arte. Anche perché, nel contesto dell’esperienza individuale, dell’arte di un mondo, in cui, come Giovanni Semi ci ricorda, «siamo 8 miliardi di persone con una produzione culturale come il pianeta non ha mai vissuto nella sua storia», quel che è accessibile non è che una minima parte.

Ma pur da una visuale limitata – dalle canzoni pop alle gallerie di New York – c’è un fermento artistico che ha ancora il potere di provocare, di creare immagini e suoni perturbanti. Una produzione culturale che, anche quando si tratta di arte automatizzata dagli algoritmi generativi dell’intelligenza artificiale, conserva il potere di interrogarci sul significato di “arte” e sul suo potenziale trasformativo.

(11, fine)

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