alutazione
Che cos’è davvero un voto? Un numero (6 o 8), un giudizio (sufficiente o buono) sul registro? O entrambi sono un voto, cioè un giudizio sintetico, un criterio di valutazione gerarchica, che classifica, indica cioè una posizione all’interno di un successione, di una scala? «Il voto è una sintesi ordinale della valutazione» (Cristiano Corsini).
Un processo valutativo si incentra sulla comunicazione. Come scelta comunicativa, un voto quali informazioni fornisce? Che cosa davvero “misura” un voto? E, poiché «così come comunichi la valutazione, così è la valutazione» (Cristiano Corsini) – e, come per ogni faccenda educativa e umana, è eminentemente performativa –, quali effetti, quale realtà produce un voto? Di annichilimento o di emancipazione? Insomma, come influenza la percezione che lo studente ha di sé?
Come spiegare però il grande successo del voto? Davvero possiede la proprietà di essere chiaro? Di essere oggettivo? E, ancora, di misurare il merito? E, al riguardo, perché mai il mito del merito continua a resistere di fronte all’evidenza della correlazione elevatissima tra voti e status socio-economico e culturale?
Se quindi la valutazione è performativa dei percorsi educativi – mentre la funzione del voto non è quella di orientare l’insegnamento e l’apprendimento –, perché continuare a preferire il voto, un’espressione la cui origine storica è burocratica, alla possibilità di informare e condividere un giudizio di valore sul percorso formativo personale di un ragazzo o di una ragazza?
(1, continua)
Video appartenente alla cena:
Cena Nº107
La fabbrica dei voti. Sull’utilità e il danno della valutazione a scuola
con Cristiano Corsini