Crisi del soggetto politico e spiritualità: una prospettiva antropologica

Chi è oggi il soggetto politico in grado di agire per trasformare il mondo? Esiste ancora, oppure è andato in crisi insieme alle tradizionali categorie interpretative del politico? Per Davide Sabatino, la questione è radicale: è l’idea stessa di umano a essere messa in discussione.

A quale rischio occorre sottrarre la lettura della specificità dell’umano – nel senso proprio di caratteristiche di specie fondanti di ciò che chiamiamo umanità? Da un lato, quello biologico-darwinista, che riduce l’umano a esito necessario di variazioni adattive naturali (naturalismo); dall’altro, quello spiritualista astratto, che esalta l’eccezionalità umana separandone l’interiorità psichica dalle condizioni materiali dell’esistenza e dalla storia (spiritualismo). In entrambi i casi, l’umano viene sottratto alla sua dimensione situazionale-storica, relazionale e incarnata.

La visione che Davide Sabatino definisce di “materialismo spirituale” emerge dalla necessità di tenere insieme processualità mondana materiale e poeticità spirituale dell’umano. Una posizione, questa, decisiva per comprendere il nichilismo attuale.

In assenza di questa riflessione antropologica, la spiritualità viene assorbita dalla tecnologia. Il mondo digitale e virtuale appare come una controfigurazione della spiritualità: produce una realtà sostitutiva che incide profondamente  su identità, relazioni e pratiche politiche, a sua volta reale, soprattutto per le nuove generazioni, per cui tra i due mondi, tra analogico e digitale, non esiste più una separazione.

E allora, come può la politica continuare a parlare solo di economia e razionalità, senza tornare a parlare all’interiorità dell’umano? Senza questo scarto antropologico e spirituale, ogni progetto politico resta cieco rispetto alla condizione reale del presente.

(2, continua)

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