Crisi della soggettività politica: tra individualismo neoliberale e militarizzazione dell’Occidente

Che cosa resta della soggettività politica, oggi in crisi? In un tempo in cui l’ideologia neoliberista trasforma la progettualità di vita – dei giovani, soprattutto – in “impresa di sé”, in una dinamica competitiva di promozione personale, come andare oltre la dimensione dell’interesse individuale? A partire da qui – una condizione di alienazione, non più solo economica, ma esistenziale e sociale e, insomma, di depressione – è possibile la costruzione di una diversa soggettività politica, una diversa visione di mondo?

Su quale base fondare allora un “universalismo” della soggettività politica? Può ancora bastare ricondurre la soggettività individuale all’interesse economico – in una versione economicista della tradizione marxista – nell’ottica della contraddizione tra capitale e lavoro, per una comprensione adeguata del conflitto politico? O occorre un approccio alla soggettività umana in grado di integrare altre categorie di analisi, relative a una molteplicità di processi e di esperienze che ne plasmano l’identità e la storia?

Per Maurizio Lazzarato, il problema fondamentale resta il concetto di rivoluzione, il problema della rottura con il capitalismo, perché, come rileva Frantz Fanon nel contesto anti-imperialista della guerra algerina, la rivoluzione è anche un processo di trasformazione psichica e simbolica, un processo di soggettivazione collettiva. È nella lotta, nella possibilità di nominare il nemico, che è possibile elaborare la costruzione di una progettualità comune.

Ripensare la soggettività politica, oggi, significa allora interrogarsi in maniera radicale «su cosa significa vivere nell’attuale regime di guerra», un regime di militarizzazione dell’Occidente, promosso dalle classi dirigenti come orizzonte futuro della società. Ma è possibile mettere “all’ordine del giorno” una rivoluzione, anche solo teorica, per comprendere la pertinenza del tema della guerra come matrice strategica del capitalismo? E a partire dalla consapevolezza che l’Occidente è solo una parte, e una piccola parte, del mondo?

(7, fine)

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