Il branding dell’esperienza turistica e il marketing emozionale della sorpresa

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È il branding a plasmare l’esperienza del viaggio? È la strategia del marchio a fare di una località uno oggetto d’attrazione irresistibile? È la pianificazione del marketing a trasformare il viaggiatore in turista, in un consumatore dello spazio geografico? Al punto da ridurre l’esperienza turistica del viaggio nella ricerca di una conferma di quello stesso immaginario, di quell’appeal emozionale di un luogo, da appagare, che sta alla base della decisione d’acquisto nella scelta di una destinazione.

O, al contrario, esiste ancora per il turista un margine di scoperta? Una non passiva fruizione dei luoghi? Per Alberto Vanolo, occorre fare una distinzione tra la pratica  del branding, la costruzione dell’immaginario di un luogo, e la sua fruizione, il modo in cui il “consumatore” si appropria nella pratica effettiva di un oggetto, di un luogo. Non è imperativo rinunciare alla creatività, alla sorpresa in un’esperienza di consumo, e conformarsi alla omologante offerta delle strategie di marketing.

Del resto, però, la ricerca di creatività nella promozione di un luogo è essa stessa diventata un’esigenza strategica del marketing turistico. E, tal al punto, di fare oggetto di vendita dell’esperienza del viaggio la “sorpresa” stessa. Una strategia di mercificazione mimetica della desiderabilità di essere un vero viaggiatore.

(7, continua)

Video appartenente alla cena: