La canzone napoletana, il neomelodico e i nuovi ecosistemi musicali globali

I neomelodico contemporaneo è solo un residuo della vecchia tradizione musicale napoletana? Per Jacopo Tomatis, il suo successo attuale risulta incomprensibile se dapprima non si osserva che la «nostra percezione del neomelodico napoletano è distorta». Ma cosa s’è il neomelodico? Con neomelodico «si intende la canzone napoletana post anni ’70 e ’80 – Mario Merola –, ciò che deriva dalla sceneggiata, sceneggiata che entra nel mercato musicale».

Nato come scena sommersa e autogestita, il neomelodico circolava negli anni ’90 e primi 2000 in un mercato parallelo alla discografia ufficiale, con una diffusione popolare e nazionale, spesso ignorata da chi non apparteneva a particolari contesti territoriali e sociali. Grazie alle piattaforme digitali, questo mondo musicale non solo ha assunto una nuova visibilità, ma anche nuovi spazi di ufficialità. Pertanto, il neomelodico va compreso come un processo culturale e sociale che, attraverso tecnologie, per esempio l’Auto-Tune, di “uniformizzazione” di strategie produttive ed estetiche musicali, riconfigura le geografie dell’ascolto ormai dentro una logica di globalizzazione: «Il neomelodico di oggi è molto più vicino alla trap o al reggaeton, che è l’altro genere, come suoni, come immaginario, come tipo di produzione, come aspettativa del pubblico, di quanto non sia simile al vecchio modello “Gigi D’Alessio”».

In realtà, la canzone napoletana è, da sempre, il primo repertorio globalizzato»: «la definizione di popular music si costruisce sulla canzone napoletana e su pochi altri generi globalizzati già nell’Ottocento»; e circola in Europa come musica popolare, riconoscibile per forme vocali e immaginari mediterranei che ancora oggi attraversano generi lontani. Il neomelodico attuale si inserisce dunque in questa lunga storia, ma ne trasforma la scala e le modalità di diffusione. E, forse, è parte di quella «distorsione del tempo presente», per cui dagli anni ’80 in poi «c’è stato una sorta di rallentamento della percezione del futuro musicale» e il passato musicale – divenuto un classico – non passa più.

(6, continua)

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