La genitorialità come esperienza dell’imprevisto, senza manuale di istruzioni

La genitorialità può essere appresa in anticipo oppure prende forma solo nel corso dell’esperienza? Da un lato, l’esigenza di affrontare questo passaggio in modo consapevole, attraverso uno “studio preparatorio”, nel tentativo di interrompere la semplice ripetizione dei modelli ricevuti, appare come un atto di responsabilità; dall’altro, c’è limite strutturale del sapere anticipato non eliminabile: un figlio non è un oggetto educativo, ma un soggetto attivo che entra nella relazione e la trasforma.

Nessun manuale di istruzioni può prevedere ciò che accade nell’incontro con quel bambino specifico. La genitorialità si configura così come un’esperienza dell’imprevisto, priva di istruzioni definitive. L’«eccesso di prevenzione» rischia di rendere rigida la risposta all’imprevedibilità dell’esperienza reale: per esempio, il bambino “difficile” espone un genitore alla difficoltà di contenere un’emozione primaria come la rabbia, e alla possibilità dell’errore. In questo senso, l’errore non è un fallimento, ma una dimensione costitutiva della relazione educativa.

Quel che serve è assumere una visione relazionale della crescita: ci si forma e ci si conosce solo nell’incontro con l’altro. La genitorialità non è un sapere da applicare, ma un processo che richiede responsabilità, apertura all’incertezza e disponibilità a lasciarsi trasformare da ciò che accade.

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