La ricchezza è tutta uguale? Potere, durata e istituzioni

La ricchezza è tutta uguale? O c’è ricchezza e ricchezza? Un influencer milionario e un altrettanto ricco industriale, entrambi con lo stesso conto in banca, possiedono la stessa ricchezza? Per la sociologia, secondo Giovanni Semi, non tutta la ricchezza ha lo stesso valore. Esiste una differenza sostanziale tra una ricchezza improvvisa, spettacolare e visibile – come quella generata dagli influencer o dai “nuovi ricchi” – e una ricchezza strutturata, inaccessibile, che non si espone alla visibilità, ma è “incastonata” in una rete sociale in forza della presenza di solidificate istituzioni: famiglie storiche, club esclusivi, scuole d’élite, circuiti finanziari ereditari.

Il potere della ricchezza non risiede, quindi, solo nella quantità di denaro posseduto, ma nella capacità di trasmetterla e accrescerla nel tempo, grazie a un capitale sociale e simbolico che garantisce legittimità, accesso e protezione. Mentre la ricchezza dei nuovi ricchi è spesso “volatile” e soggetta a mode e dinamiche mediatiche, quella delle élite tradizionali è protetta dalla durata e dall’opacità delle istituzioni che la sostengono.

In questo senso, la tesi sulla “liquidità” del mondo contemporaneo – come quella proposta da Zygmunt Bauman – non è sostenibile: non viviamo in un’epoca senza istituzioni, ma in un’epoca in cui alcune istituzioni si rafforzano nella loro funzione di garanzia nel tempo della disuguaglianza. Il capitalismo non sopravvive nella dissoluzione, ma nella riproduzione organizzata del potere attraverso dispositivi istituzionali.

(8, continua)

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