La ricchezza, un dispositivo per normalizzare le disuguaglianze?

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Che cos’è la ricchezza e come la si misura? Come si consolida la ricchezza nel passaggio da una generazione all’altra? E in che modo la ricchezza struttura l’intero ordine della società? Il problema della ricchezza è il problema della sua distribuzione ineguale all’interno della società nel corso della storia, oggi, storia globale dell’umanità.

Solo in una prospettiva storico-processuale di lunga durata, e forse a partire dalla storia profonda dell’umanità, è possibile definire in cosa consiste la ricchezza e quale sia la tendenza attuale dei dispositivi di distribuzione della ricchezza. In base a cosa, infatti, si potrebbe altrimenti dire se oggi i ricchi sono pochi o sono tanti?

Ora – e in contrasto con l’assunto più radicale del discorso, di matrice illuministica, della narrativa moderna, per cui l’assenza di disuguaglianze sociali è una condizione “naturale” dell’umanità – è ancora possibile affermare che il progresso umano consiste in un avvicinamento progressivo all’uguaglianza? O non è il contrario? Che è cioè la disuguaglianza sociale la condizione storica “normale” del processo di civilizzazione, e che le modalità storico-istituzionali di trasmissione della ricchezza – per Giovanni Semi, vero nodo della questione – si traducono di fatto in un dispositivo di normalizzazione delle disuguaglianze sociali.

In base agli studi di Walter Scheidel, la tendenza a una riduzione radicale delle disuguaglianze, a un livellamento, si è sempre solo manifestata nella storia in coincidenza con l’irrompere di quattro forze, come i cavalieri dell’Apocalisse: le pandemie, le carestie, le rivoluzioni e le grandi guerre. Tutti eventi violenti e traumatici, i cui effetti sono ampiamente documentati, almeno in Occidente, a partire dall’affermarsi del capitaliismo mercantile fino agli sviluppi attuali del sistema capitalistico.

In tempi più recenti, dopo le politiche redistributive attuate negli ultimi cinquant’anni, a seguito del trauma della Seconda Guerra mondiale, quale tendenza manifesta la distribuzione della ricchezza nel mondo? Qual è il potenziale di accaparramento di risorse dei ricchi e dei super ricchi? Con quale approccio di ecologia politica l’élite globale, o parte di essa, si appresta a disegnare la progettazione di un futuro scenario del pianeta?

E poi, qual è la quantità di ricchezza cui un individuo dovrebbe accedere per vivere una vita “giusta”? È auspicabile introdurre uno strumento istituzionale, una forma politica ed etica, nella distribuzione della ricchezza reale in vista del bene comune, in un mondo globalizzato? A che condizione la domanda iniziale – “possiamo ancora permetterci i super ricchi?” – può diventare il punto di partenza per un discorso collettivo sul futuro?

(1, continua)

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