Non si può pensare il capitalismo senza la guerra

È ancora sostenibile la tesi liberale di Benjamin Constant (e già di Voltaire) secondo cui in epoca moderna la diffusione dei principi dell’economia di scambio e del commercio avrebbe potuto sostituire la permanente realtà storica della guerra? Per Maurizio Lazzarato è vero il contrario. Alla base del capitalismo prima di tutto c’è la violenza. Il capitalismo è quel processo la cui formazione si basa sulla violenza, su nuovi rapporti di forza – in breve, di espropriazione – per affermarsi come sistema di produzione e come mercato mondiale. È ciò che Karl Marx definiva “accumulazione originaria” del capitalismo.

Questa configurazione storica non è un evento da confinare al passato. Per Maurizio Lazzarato, è una forma permanente di fondazione, che si riattiva ad ogni transizione storica del capitalismo. Fin dalle sue origini, il modo di produzione capitalista ha bisogno di uno strumento politico, lo Stato-Nazione, per trasformare la violenza – coloniale, schiavista, patriarcale – in diritto, la guerra in ordine economico e sociale, in divisione tra chi comanda e chi obbedisce.

Dal ‘900, a partire dalla stretta interdipendenza tra potere politico e industria militare, ogni nuova fase di ristrutturazione capitalistica riapre la scena della forza: tra le due guerre mondiali, i golpe neoliberali in Sud America, le crisi finanziarie (del dollaro) e le guerre economiche contemporanee – tutte tappe, per Maurizio Lazzarato, di una stessa «guerra civile mondiale». La violenza extra-economica, politico-militare, della guerra diviene sempre più il dispositivo strategico di potere attraverso cui si impone, a livello mondiale, l’egemonia di un nuovo ordine economico, di un nuovo modello di sviluppo – oggi, a dominanza statunitense.

In questa fase di crisi del capitalismo: è ancora pensabile una sovranità economica che non coincida con la gestione della violenza, della guerra? E soprattutto: possiamo ancora parlare di capitalismo, la cui sopravvivenza sembra dipendere da una “rendita feudale”, garantita soltanto dal potere militare e politico, extra-economico degli Stati Uniti, in sostituzione dei meccanismi di accumulazione basati sul mercato?

(1, continua)

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