Oltre l’individualismo, un nuovo immaginario sull’«esistere in relazione»

L’analisi teorica di Karl Marx è ancora in grado di mantenere tutta la sua forza interpretativa della società capitalistica, ormai del tutto globalizzata?* In un contesto dove tutto appare fluido e frammentato, il ricorso a categorie marxiane può per le giovani generazioni rispondere al bisogno di avere un riferimento teorico per comprendere un mondo sull’orlo della catastrofe? Di quale attrezzatura teorica c’è bisogno come possibile “via di uscita” dal senso di spaesamento, dall’illusoria promessa della realizzazione personale, con tutta la sua enfasi sulla responsabilità individuale, offerta dal neoliberismo?

Il concetto stesso di “classe”, un tempo fondamentale per comprendere i rapporti sociali, oggi sembra essere uno strumento inutilizzabile. Le nuove figure del lavoro, come il rider o il freelance, figure del lavoratore isolato, la cui connessione è delegata a piattaforme digitali secondo logiche di precarietà lavorativa, come possono dare vita a forme di lotta più ampia, comune? Questa mancanza di unitarietà spiega forse il fallimento di molte mobilitazioni recenti, da Occupy alla Primavera Araba: eventi di grande impatto, ma senza una teoria e una strategia in grado di durare nel tempo.

In questo scenario, come uscire dalla generale tendenza sociale dell’individualismo, della performance individuale – una vera e propria costruzione dell’«immaginario sociale», interno alle dinamiche neoliberiste? Individualismo, che la stessa modalità comunicativa dei social media finisce per alimentare, esasperando, in un sorta di riflesso narcisistico, il senso di solitudine dell’individuo.

Contro questa visione, Giorgio Griziotti propone la costruzione di un “nuovo immaginario” a partire dall’idea di «singolarità» di ogni componente della realtà. A differenza dell’individuo, la singolarità esiste solo in relazione – condizione, questa, per produrre uno spostamento dell’immaginario. L’attenzione sulla «natura relazionale» del processo attraverso cui si costituisce la realtà (la materialità) di tutto ciò che viene a esistenza apre a una visione della realtà, organica e inorganica, interconnessa del mondo. Ripartire da qui significa anche ripensare la cooperazione, l’organizzazione effettiva della riproduzione sociale complessiva, per sottrarla, liberarla dalla sua natura capitalistica, vale a dire dalla finalità vincolante del processo di valorizzazione del capitale.

A chi spetta il compito di immaginare una nuova teoria del cambiamento? Per essere all’altezza delle sfide del presente  e riuscire a pensare una possibile società futura?

* Su questo tema vedi Cena 105° – Ripartire da Karl Marx? – con Roberto Fineschi, qui o qui.

(4, continua)

Video appartenente alla cena: