Perché ci piace ciò che ci piace? La scelta musicale e i mutamenti culturali

Perché ci piace ciò che ci piace? Una domanda fondamentale, per Jacopo Tomatis, per riflettere sul mutamento dei criteri del gusto musicale. Che cosa determina la nostra scelta musicale? La musica agisce sulla dotazione biologica e psicologica della nostra vita, e sulla nostra memoria biografica. È l’impatto sensoriale ed emozionale della musica, il suo potere di attivare aree del cervello legate al piacere. Ma il gusto musicale è filtrato dalla nostra identità antropologica di «esseri che stanno dentro a una cultura», dalla formazione di codici di genere, di generazione e di classe (di “distinzione sociale”).

Su quali basi diciamo che una musica è “bella” o “brutta”? Da critico musicale, Jacopo Tomatis riconosce che è un esercizio retorico l’idea di legittimare l’ascolto attraverso criteri di valore definiti: perché alla fine risultano schemi ideologici ricorrenti riconducibile tutti al tema dell’“autenticità” autoriale – quella “romantica” dell’unicità personale, quella che “sta dentro alla tradizione”, quella modernista (di ciò che è nuovo, non derivativo) o quella anti-commerciale.

Oggi queste categorie si sono indebolite: le nuove generazioni ascoltano, senza le vecchie classificazioni tra musica d’autore e commerciale, tra “musica di ieri” e “musica di oggi”. È cambiato anche il contesto dell’ascolto, senza più  mediatori culturali, dalla rivista specialistica alla trasmissione radiofonica dedicata, la scelta musicale è diventata più libera, ma anche più uniforme, meno aperta alla scoperta di prodotti musicali eccentrici.

In questo scenario, Jacopo Tomatis si riconosce in un passaggio personale e generazionale: da ascoltatore giudicante a osservatore che interroga, più che definire, il senso mutevole del piacere musicale.

(2, continua)

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