Che l’immaginario della trap contemporanea (es. Sfera Ebbasta) – lessico sessuale esplicito, ostentazione di ricchezza e celebrazione del successo – sia l’espressione diretta di un approccio edonistico alla vita, di un “edonismo sfrenato”, è una lettura in larga parte corretta. Una lettura, che per Jacopo Tomatis non autorizza una reazione estetica immediata di svalutazione del gusto relativo a quella produzione musicale.
L’esperienza dell’ascolto del brano Scuteroni* da “The André canta la trap”– dove testi trap vengono ricantati con la voce e i codici musicali di De André – permette di un assumere un diverso orientamento critico. In chi è cresciuto nell’ascolto della canzone d’autore alla De André si verifica un effetto sorpresa: ciò che prima sembrava povero o banale acquisisce improvvisamente profondità emotiva. Non cambia il contenuto, cambia la struttura stilistica che orienta l’ascolto. Questo piccolo spostamento mostra che la presunta “naturalità” del gusto – “of course it’s like that”, certo che è così – cela, in realtà, un meccanismo ideologico che assegna un carattere universale al gusto personale che invece è sempre situato, dipende dall’habitus, dall’appartenenza generazionale, dall’educazione sentimentale incorporata negli stili musicali.
La prospettiva sociologica del gusto (Stuart Hall) permette dunque di spostare il piano della critica: non si tratta di stabilire se la trap sia “migliore” o “peggiore” della musica del passato, e, d’altra parte, la trap non è un’anomalia improvvisa, ma l’esito di genealogie afroamericane, di forme ritmiche diasporiche e di economie culturali che ne hanno globalizzato i codici; si tratta invece di capire come e perché essa parli ai giovani di oggi: l’“edonismo musicale” della trap è un linguaggio simbolico coerente con le logiche sociali del riconoscimento contemporaneo, dove successo e visibilità funzionano come codici condivisi.
* https://youtu.be/uFDNcY7sea4?si=jW-WgcbDNPlD3LQw
(7, continua)