Un “nuovo spirito”, per una teoria situata nelle pratiche di resistenza

È possibile imparare a pensare la “realtà” del mondo come un’esperienza contingente, come a qualcosa che è com’è, ma che potrebbe anche essere diversa? Non si tratta di saperne prevedere il futuro. E neppure di conformarla alla visione progettuale di un’avanguardia politica. Viviamo davvero in un mondo incerto. C’è allora bisogno di un “nuovo spirito”, di “re-imparare a immaginare” il nostro stare al mondo – per uscire dall’impasse dell’assenza di alternative?

Aprire a una nuova prospettiva di comprensione è una cosa necessaria. Ma non va da sé. Al contrario. Una riconfigurazione simbolica della realtà richiede di applicare il cambiamento alla capacità stessa di apprendere a guardare, ma forse meglio dire “ascoltare”, la realtà. L’analogia sensoriale, proposta da Andrea Argena, che associa l’esperienza di apprendere all’“ascolto”, al mondo del suono*, è forse più adeguata a impostare il problema di far emergere l’esistenza effettiva di un “soggetto (politico) collettivo”: che è poi il problema dell’“altro” o dell’“altra”, degli altri con cui si entra in relazione.

Il riferimento di Giorgio Griziotti al metodo della conricerca di Romano Alquati è in questo senso rilevante. L’idea di una interdipendenza processuale, reciprocamente generativa, tra teoria e pratica è infatti in linea con la proposta di una più ampia svolta “ontologico-epistemologica”: si tratta cioè di imparare a cogliersi come entità fra altre entità, in “intra-azione” – direbbe Karen Barad – e, appunto, più in generale a ripensare la nostra posizione nel mondo.

Insomma, questo processo evolutivo di un futuro possibile non verrà da sé. Perché la costruzione di una soggettività collettiva prende forma solo in situazione, nell’esperienza vissuta, nella coscienza dei singoli e si lascia contaminare da emozioni, affetti e passioni reali; ma anche, ed è inevitabile, si alimenta di pratiche di resistenza, di contrasto e di conflitto, proprio perché avviene all’interno di una dinamica sociale più spesso funzionale al permanere di modalità di controllo, di autorità e di potere sull’esistente. E, anzi, forse oggi bisognerebbe, a fronte di una “polverizzazione” del soggetto collettivo in forme di aggregazione sempre più effimere, interrogarsi a fondo sul crollo in Occidente del sistema della rappresentatività politica e l’ascesa diffusa nel mondo di una forma politica autoritaria, il fascismo.

* Nota: Il mondo che ci interessa, ciò che chiamiamo «realtà», presenta una componente dinamica, e fondamentalmente interattiva, non riducibile a una rappresentazione visiva, di per sé statica. È il suono a informarci sul movimento e sul mutamento.

(6, continua)

Video appartenente alla cena: