Lo smartphone, una “macchina necessaria”

Perché interrogarsi sullo smartphone? Lo smartphone è poi solo una macchina, ma è la macchina per eccellenza di questa prima parte del secolo XXI. La sua invenzione risale appena al 2007, e la sua presenza si è estesa a livello globale con una velocità inedita ed è diventata così pervasiva e costante nella vita quotidiana da essere assimilabile, come già dichiarava nel 2014 una famosa sentenza della Corte Suprema USA, a una “caratteristica dell’anatomia umana”.

Che lo smartphone sia diventato una macchina universalmente indispensabile è, per Juan Carlos De Martin, un fatto senza precedenti storici. Allora, e proprio per questo, occorre interrogarci sulla sua natura di “macchina necessaria” per la nostra vita quotidiana: come funziona quest’oggetto elettronico – che sta in una mano – che è lo smartphone? Cosa sta a monte, prima del suo uso, cosa a valle, dopo il suo uso, quando diventa un rifiuto elettronico? Qual è il potere dello smartphone, cioè quali sono le conseguenze del suo impatto sulla nostra vita?

Ma la domanda davvero cruciale è: chi controlla lo smartphone? Perché «se una macchina diventa indispensabile, e qualcuno controlla una macchina per noi indispensabile, quel qualcuno controlla noi». Il cuore del problema allora diventa: quali libertà, quali facoltà operative, sono consentite nell’uso dello smartphone?

A questa domanda, che riguarda le limitazioni poste alle possibilità funzionali dell’oggetto, la riposta per Juan Carlo De Martin non è tanto di natura tecnologica. Al contrario, è la progettazione tecnologica dello smartphone a essere vincolata alla logica di una politica di controllo.

(1, continua)

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