Appendice – Sulla pericolosità dell’IA, l‘incomprensione come problema

Il deepfake è una tecnica per la sintesi dell’immagine e della voce umana basata sull’intelligenza artificiale, usata per combinare e sovrapporre immagini e video esistenti con video o immagini originali. Un esempio, proposto durante la cena, è tratto dal sito di Elvis Tusha (https://youtu.be/v64PVC8AsLo?si=qTyHfhM71liICyKt)

La  “clonazione” virtuale di un personaggio esistente è cosi realistica da rendere impossibile distinguere un’immagine sintetica da una reale, la verità dalla contraffazione. Questa frontiera dell’IA è una sfida importante. Chiama in causa il senso della realtà stessa. È ancora infatti possibile stabilire una verifica di verità per i contenuti della comunicazione nel mondo virtuale?

La babele informativa dell’attuale universo comunicativo apre a un problema di fondo del funzionamento della comunicazione, quello dell’inevitabile inadeguatezza della comprensione  umana. È un mito quello di una “lingua universale” in grado di risolversi nella verifica “oggettiva” del suo contenuto, in una comprensione univoca, dotata di certezza; al contrario, il margine di incertezza che è inerente alla comprensione è l’altra faccia della virtualità della lingua: quella della sua plurivocità e ambiguità, come possibilità di essere diversamente. È la sua “imperfezione” a farne uno strumento flessibile, adatto ad affrontare, anzi a creare essa stessa, la complessità e la varietà dei contesti della comunicazione.

Nel mondo della comunicazione digitale, ciò cui allora occorre dedicarsi è alla verifica del contesto – la civiltà della scrittura che ci relega dentro un libro, a una superfice di segni, in apparenza dotati di stabilità e autonomia, come se in essi risiedesse il contenuto di un messaggio, forse ci ha disabituati a questo esercizio. Viceversa, la simultaneità, l’interattività e la reciprocità, e il mutamento di posizione, di ruolo comunicativo, che il mondo digitale della comunicazione richiede – un continuo adattamento sul piano emozionale, affettivo, cognitivo – comporta la riscoperta del carattere mutevole, incerto e incompiuto della comunicazione. E, questa generatività sociale, è qualcosa che è da apprendere.

(9, fine)

Video appartenente alla cena: