In arrivo / Cena Nº17 - Lunedì 22 Dicembre 2014

Essere padrone dei propri bisogni

con Dario Montagnese

Essere padrone dei propri bisogni è una cosa possibile in un mondo dominato dalla dinamica economica della crescita illimitata?
Il potere del denaro ci lusinga. Ci fa credere di appartenere a un mondo in cui la soddisfazione dei nostri bisogni sembra dipendere dalla produttività crescente della ricchezza nella società.  E, tanto più quanto, del suo potere, quello che ci portiamo in tasca, ne possediamo una misura relativamente scarsa.

Su come sottrarsi al fascino del mondo dominato dal denaro ci parlerà, attraverso la sua esperienza, Dario Montagnese.

Un contributo alla discussione sarà dato dalla visione del film Ultima chiamata, un docufilm scritto e diretto da Enrico Cerasuolo. Prodotto da: Massimo Arvat per Zenit Arti Audiovisive in associazione con Skofteland Film (Norvegia) http://www.lastcallthefilm.org/it/it/sinossi

1. Di cosa abbiamo bisogno?

Nel parlare di bisogno, ci riferiamo a qualcosa di più del bisogno di sopravvivere. A qualcosa che ha a che fare con il bisogno di realizzare tutto il nostro potenziale. E, in effetti, le due cose sono diverse. Non che oggi non sia, per molti, un problema avere il necessario per vivere una vita umana. Al contrario.

Ma cos’è quel di più di cui abbiamo bisogno?
Sappiamo quanto sia facile ingannarsi sui nostri bisogni.

Chi può sapere di che cosa gli esseri umani hanno bisogno per raggiungere i più elevati obiettivi che una vita può contenere?

La storia di Dario Montagnese ci invita a riflettere.
In una società, che incentiva l’espansione dei desideri a sostegno di un modello di economia  basata sulla crescita illimitata, come è possibile definire in modo autonomo ciò di cui abbiamo bisogno per poterci realizzare?

(Continua, 1)

2. Limiti dello sviluppo e bisogni da accrescere

Non ci sono solo i bisogni propri, ma anche i bisogni degli altri.  C’è il bene per sé e c’è il bene per gli altri, da soddisfare. E, in definitiva, identificare cosa c’è nel bisogno degli altri, che ci riguarda, è parte della formazione di un linguaggio comune del bene. È una faccenda di reciprocità.

C’è un genere di bisogni che si esprime nel linguaggio dei diritti (politici e sociali): i beni essenziali, bisogni di civiltà, come si dice oggi, in difesa dall’attacco che la “crisi” economica globale sta portando all’idea stessa che quei bisogni siano un diritto.

È un linguaggio che si richiama all’appartenenza a un’identica natura di specie, a ciò che si ritiene necessario per realizzare le potenzialità della natura umana. Ma in realtà:

«La nostra natura non contiene in sé nulla che ci dia il diritto ad avere qualcosa, e tuttavia siamo l’unica specie che ha la capacità di creare e trasformare i suoi bisogni, l’unica specie che ha una storia dei bisogni» (Michael Ignatieff)

Dunque il linguaggio dei bisogni è un linguaggio storico e relativo. Allora forse riconoscere che avere bisogno degli altriè esso stesso un bisogno rappresenta oggi un passaggio (tragico?) nel processo della nostra educazione al bisogno – per apprendere cioè a realizzare la nostra natura umana.

* Durante la cena si è spesso fatto riferimento alle tesi del libro di Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows, Jørgen Randers, William W. Behrens III, I limiti dello sviluppo. Rapporto del System Dynamics Group, Massachusetts Institute of Technology (MIT) per il progetto del Club di Roma sui dilemmi dell’umanità, Milano, 1972, di cui il film Ultima chiamata, scritto e diretto da Enrico Cerasuolo, racconta la storia (http://www.lastcallthefilm.org/it).

(2, fine)