In arrivo / Cena Nº95 - Venerdì 5 Aprile 2024

Contro lo smartphone. Per una tecnologia più democratica

con Juan Carlos De Martin

Lo usiamo tutti. Se in questi anni c’è stata una rivoluzione tecnologica, che ha dotato di nuova configurazione l’economia, la società e l’immaginario culturale, il suo simbolo è sicuramente l’oggetto più quotidiano che esista, e la cui presenza nelle nostre vite è ormai data per scontata: lo smartphone. Ma questa macchina digitale per eccellenza quale forma ha assunto nel corso della sua produzione e della sua adozione nella vita quotidiana? Qual è il suo impatto a livello lavorativo, economico, sociale e ambientale sulla vita collettiva?

Ma forse, a partire da questo dispositivo “magico”, occorre cominciare a esplorare le possibilità offerte da una tecnologia, e valutare, con metodo democratico, le implicazioni complesse che la sua adozione comporta per la convivenza umana. A tal fine l’immaginazione tecnologica svolge un ruolo importante: ci aiuta a saper prospettare i diversi modi con cui una tecnologia potrebbe venire introdotta in alternativa alla forma che ha assunto in un determinato momento storico e per ragioni contingenti. E a capire anche come “potrebbe essere diversamente”, soprattutto in termini di rispetto della dignità e dei diritti di chi ne fa uso, senza alterarne l’utilità.

Per Juan Carlos De Martin* è un’operazione intellettuale e civile che si potrebbe fare per molti altri oggetti della nostra vita, ma che è urgente fare per lo smartphone, perché lo spazio per prevenire una deriva pericolosa sembra si stia rapidamente assottigliando. Insieme a lui, ci interrogheremo sullo smartphone, perché è intorno a questo dispositivo quotidiano che si gioca una partita cruciale, quella che Stefano Rodotà, a conclusione di un suo famoso discorso (1997), ha espresso in questo modo: «L’avvenire democratico si gioca sempre di più intorno alla capacità sociale e politica di trasformare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione in tecnologie della libertà, e non del controllo».

* Juan Carlos De Martin è professore ordinario di ingegneria informatica e co-fondatore e co-direttore del Centro Nexa su Internet e Società. È autore del libro Università futura. Tra democrazia e bit (Codice Edizioni, 2017) e di oltre 150 articoli scientifici, capitoli di libri e brevetti internazionali. Il 22 settembre 2023 è uscito il suo secondo libro titolato: Contro lo smartphone. Per una tecnologia più democratica (ADD Editore, 2024), con prefazione di Gustavo Zagrebelsky. Tra il 2010 e il 2020 è stato editorialista de “La Stampa” e de “La Repubblica”.
Per saperne di più qui: https://politecnicofuturo.it/#chi-sono

Immagine di copertina: Mobile, Pawel Kuczynski, Poland

1. Lo smartphone, una “macchina necessaria”

Perché interrogarsi sullo smartphone? Lo smartphone è poi solo una macchina, ma è la macchina per eccellenza di questa prima parte del secolo XXI. La sua invenzione risale appena al 2007, e la sua presenza si è estesa a livello globale con una velocità inedita ed è diventata così pervasiva e costante nella vita quotidiana da essere assimilabile, come già dichiarava nel 2014 una famosa sentenza della Corte Suprema USA, a una “caratteristica dell’anatomia umana”.

Che lo smartphone sia diventato una macchina universalmente indispensabile è, per Juan Carlos De Martin, un fatto senza precedenti storici. Allora, e proprio per questo, occorre interrogarci sulla sua natura di “macchina necessaria” per la nostra vita quotidiana: come funziona quest’oggetto elettronico – che sta in una mano – che è lo smartphone? Cosa sta a monte, prima del suo uso, cosa a valle, dopo il suo uso, quando diventa un rifiuto elettronico? Qual è il potere dello smartphone, cioè quali sono le conseguenze del suo impatto sulla nostra vita?

Ma la domanda davvero cruciale è: chi controlla lo smartphone? Perché «se una macchina diventa indispensabile, e qualcuno controlla una macchina per noi indispensabile, quel qualcuno controlla noi». Il cuore del problema allora diventa: quali libertà, quali facoltà operative, sono consentite nell’uso dello smartphone?

A questa domanda, che riguarda le limitazioni poste alle possibilità funzionali dell’oggetto, la riposta per Juan Carlo De Martin non è tanto di natura tecnologica. Al contrario, è la progettazione tecnologica dello smartphone a essere vincolata alla logica di una politica di controllo.

(1, continua)

2. Lo smartphone, una “macchina opaca” raccogli dati… su di noi

È, lo smartphone, un dispositivo portatile, dalla tecnologia avanzata, dotato di un’interfaccia – uno schermo tattile – facile da usare, versatile nelle sue prestazioni. Nella sua attrattiva utilità sta il suo potere. Insomma, è quasi impossibile farne a meno.

Nella storia recente dei dispositivi “intelligenti” portatili, è il telefono cellulare, all’inizio degli anni ’90, a segnare una discontinuità. Per la prima volta l’utente di un dispositivo di comunicazione, associato per una scelta politica all’identità del suo possessore, presta il consenso alla tracciabilità della propria mobilità  personale. È un cambio di paradigma: negli ultimi trent’anni, tutti a priori, senza eccezione, sono oggetto di “sorveglianza”, nel senso che i dati personali sono registrati e archiviati per un tempo potenzialmente indefinito.

Questa “spontanea” cessione di dati personali, attraverso l’adozione oggi dello smartphone, per Juan Carlos De Martin, non deve farci dimenticare, che alla facile decisione di portare con sé uno smartphone, che equivale alla sua necessità – per cui «è difficile non decidere di averlo» –, corrisponde la forzata condivisione dei dati personali. Ma è proprio di questa sua funzionalità – la generazione di dati – che la grande maggioranza dei suoi utenti manca di consapevolezza.

Sotto questo aspetto, lo smartphone è una “macchina opaca”: quali sono infatti i dati estratti, dove vengono depositati e, soprattutto, quali sono le implicazioni, anche temporali, della loro ampia e diffusa distribuzione?

(2, continua)